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A forma di mamma

Ogni cosa a suo tempo: lo sviluppo armonico del bambino nel rispetto dei suoi tempi by mammaimperfetta.it

È estremamente riduttivo incasellare in tappe lo sviluppo psicomotorio ed emotivo di un bambino. Io uso più volentieri il termine “fasi” anziché “tappe” per specificare il concetto di flessibilità in rapporto ai tempi in cui vengono a formarsi le abilità funzionali dei bambini.
 

Sappiamo che ci sono fasi nello sviluppo del bambino, ma non dimentichiamo mai che esiste una variabilità fisiologica che spesso porta un bambino ad acquisire un’abilità o una competenza dopo o prima della media senza, per questo, rientrare in un quadro patologico di alcun tipo.
 

Spesso noi mamme facciamo l’errore di ragionare pensando solo al bambino, senza prendere in esame la complessità della relazione e l’importanza che la relazione ha sull’acquisizione di autonomie e competenze.
 

Pensiamo che il bambino non voglia mangiare perché la mano della baby-sitter o della nonna non sarà mai la nostra mano e invece siamo magari noi a non essere pronte a lasciare che prenda il cucchiaino in mano e si alimenti da solo proprio quando non ci siamo noi con lui.
 

Quando ho smesso di osservare i miei figli come parti altre da me e ho capito che dovevo cominciare concepirli come un “noi”, ho capito anche il perché hanno percorso tante fasi diversamente dalla “tabella di marcia” da manuale.

fasi sviluppo bambino

Non è dunque solo il bimbo ad avere i suoi tempi ma, in realtà, è la coppia mamma-bambino ad averne di suoi: entrambi hanno bisogno di essere sostenuti e incoraggiati nelle diverse fasi, che, a ben guardare, sono evolutive per entrambi.

 

Ci sono numerose ottime letture sullo sviluppo del bambino e delle sue abilità ma è fondamentale prima costruirsi una propria idea che si avvicini al nostro modo di essere “coppia”. Fa niente se il figlio dell’amica dorme tutta notte, cammina a 8 mesi e parla a 12: voi e il vostro bambino siete un’altra storia.
 

In gioco c’è molto: c’è l’indole, la peculiarità, l’unicità, c’è la bambina che è stata la mamma, ci sono le paure e l’impeto di entrambi. Non è facile. Non è facile nemmeno tenere un equilibrio corretto tra il concepirsi come una coppia e il non addossarsi inutili colpe davanti a fasi di crescita tardive o anticipate.  Si sbaglia: le nostre imperfezioni e i nostri errori spingeranno i nostri bambini a reagire e sperimentare anche qualche piccola frustrazione che li aiuterà a crescere. È sperimentando anche l’errore dei genitori che i bimbi attivano risorse personali.
 

I primi tre anni circa, sono molto intensi, la simbiosi mamma-bimbo non è solo finalizzata alla sopravvivenza “e le varie fasi che sperimenta il bambino contribuiscono anche alla creazione del modello di attaccamento che farà parte dello stile con cui un bambino entrerà in relazione con gli altri, e che lo aiuterà a creare quella fiducia nell’ambiente che gli permetterà di andare sulle sue gambe. Crescere un figlio è un lungo e graduale percorso di “separazione” che lo aiuta a diventare un individuo autonomo. Questo percorso rende la relazione (con i genitori) il “luogo”, la palestra, dove trovare un equilibrio tra paura e coraggio, tra il timore di cambiare e l’audacia di affrontare il cambiamento” (Dott.ssa Marcella Agnone).
 

Una cosa l’ho capita osservando i miei figli diventare grandi: una volta cresciuti nessuno li giudicherà in base all’età in cui hanno camminato da soli o mangiato tutta la pappa.
 

I bambini amano noi, non quello che sappiamo fare e dire. E noi dovremmo imparare da loro questa forma assoluta e sublime d’amore.
 

A cura di Silvia Sacchetti, www.mammaimperfetta.it

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