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set 24, 2021

I leader dei settori sanitari rivelano piani coraggiosi che permetteranno di cambiare marcia. Ecco come

By Jan Kimpen
Chief Medical Officer and SVP at Philips

Tempo di lettura 5-7 minuti

I risultati rivelati dal Future Health Index 2021 sono sorprendenti. Il sondaggio per i leader dei settori sanitari, condotto per la prima volta nel 2016, ha restituito quest’anno risultati straordinari. Quali scelte hanno compiuto e compiranno in futuro questi leader, travolti dalla crisi pandemica, in cui hanno dovuto garantire la continuità assistenziale ai loro pazienti e che ora sono impegnati a gettare le basi per la ripresa? 

Il compito di un leader durante qualsiasi crisi è non arrendersi. Quando ero CEO di un grande ospedale universitario nei Paesi Bassi, ho fatto del mio meglio per rimanere a galla durante i periodi difficili. Niente però si avvicina a ciò che i leader dei settori sanitari stanno ancora affrontando: il compito immane di mantenere lo stesso livello di cura per ogni singolo paziente, compresi quelli per i quali il trattamento è stato ritardato o cancellato a causa della COVID-19. Non solo, anche fare sentire sicuro il personale, motivarlo e renderlo in grado di fare il proprio lavoro è un passaggio essenziale di questa crisi.


Dire semplicemente che è stata una sfida vuol dire sottostimare grandemente le difficoltà affrontate. Già sotto pressione a causa della carenza di personale e dei tagli di bilancio, quest’anno i responsabili dei servizi sanitari hanno dovuto affrontare ostacoli di natura clinica, logistica ed emotiva di ampia portata e dimensioni. Flussi continui di pazienti, burnout del personale a tutti i livelli, congedi per malattia prolungati, formazione aggiuntiva per permettere ai medici di passare dalle unità regolari ai reparti COVID, e ansia da vaccinazione (sia per la mancanza di vaccini che per la preoccupazione degli effetti collaterali), solo per citarne alcuni. Tutto sotto l’occhio dell’opinione pubblica, che non è sempre stata favorevole.


So per conoscenza diretta che molti hanno assunto decisioni coraggiose in merito alle modalità con cui fornire l’assistenza sanitaria e ai luoghi dove fornirla, e su dove investire per il futuro al fine di costruire una sanità che sia finalmente resiliente. Quello che non avevo ancora compreso è che sta emergendo un nuovo modello di scelte da intraprendere per questi leader.


Quali sono queste scelte, e come cambieranno nei prossimi anni? 


Questo è quello che abbiamo voluto scoprire grazie al nostro rapporto Future Health Index 2021, una piattaforma di ricerca per Philips e il più ampio sondaggio a livello mondiale su questi temi [1]. Abbiamo chiesto a quasi 3.000 leader dei settori sanitari in 14 paesi di raccontarci come stiano rispondendo alle richieste di oggi, mentre si preparano alla nuova realtà post-pandemia che li attende.


Ecco cosa abbiamo appreso e cosa è risultato sorprendente quest’anno.

Incertezze sul ruolo della telemedicina nel dopo pandemia

 

In un anno caratterizzato da chiusure e isolamento, si è investito molto nelle cure virtuali per ampliare ed estendere la capacità di medici e infermieri. Sempre più soluzioni di telemedicina vengono adottate dall’inizio della pandemia, come gli screening e il monitoraggio dei pazienti da casa fino ad arrivare alle possibilità di trattamento nelle unità intensive.


Tuttavia, se da una parte i programmi di vaccinazione iniziano ad alleggerire la pressione su alcuni sistemi sanitari, dall’altra gli investimenti in soluzioni di telemedicina sembrano destinati a diminuire. Da un iniziale 64% di leader impegnati a investire nelle migliori tecnologie di telemedicina per le strutture sanitarie, la cifra è scesa al 40% di leader che affermano di volervi investire da qui a tre anni.


I tre motivi principali potrebbero essere tre. Il primo è che molto semplicemente le infrastrutture necessarie per le cure virtuali, quindi l’investimento maggiore nell’ambito della telemedicina, potranno essere pronte entro il 2024. In secondo luogo, i rimborsi ai sistemi sanitari, aumentati durante la crisi della COVID-19, potrebbero tornare ai livelli pre-pandemici in qualsiasi momento. Infine, è necessario comprendere se questo desiderio di abbracciare la telemedicina, da parte di medici, infermieri e anche pazienti, sarà lo stesso anche una volta terminata l’emergenza. Per maggiori informazioni su questo argomento, consiglio di consultare questo Q&A svolto in Philips da tre leader dei settori sanitari.

Telehealth image

L'intelligenza artificiale va oltre le mode del momento

 

D'altra parte, sappiamo che la necessità di fornire diagnosi e trattamenti sempre più veloci e precisi è diventato un bisogno urgente. Il prezzo pagato dai pazienti COVID-19 e dai loro familiari è stato molto alto. Il ritardo o la cancellazione delle cure per i pazienti non COVID rischiano di avere un effetto ancora più devastante.


Le ricerche concordano sul fatto che i tassi di mortalità non-COVID e i problemi di salute mentale a lungo termine sono destinati ad aumentare, così come i costi per i sistemi sanitari. Nel Regno Unito, solo per il cancro, si stima che alla fine di quest’anno pandemico saranno morte 18.000 persone in più, quasi il 10% in più del normale [2, 3, 4]. Se anche un rapido aumento di diffusione della telemedicina può migliorare l’accesso alle cure, queste carenze non verranno comunque compensate. I dirigenti sanitari hanno urgente bisogno di trovare nuovi modi per fornire un'assistenza migliore e più efficiente.


Questo può essere una spiegazione del perché il 40% di coloro che hanno risposto al sondaggio Future Health Index 2021 ritiene che, per essere preparati al futuro, l'implementazione di tecnologie sanitarie predittive, come l'intelligenza artificiale (AI) e l'apprendimento automatico, sarà tra le aree principali in cui il loro ospedale o struttura sanitaria investirà nei prossimi tre anni. Sono convinto che la tecnologia non possa, e non debba, sostituire gli operatori sanitari. Rappresenta però uno strumento in grado di fornire preziose informazioni a portata di mano proprio nel momento in cui ce n’è bisogno.


Prendendo come esempio una diagnosi di cancro, il supporto decisionale clinico garantito dall’utilizzo dell’intelligenza artificiale aiuta il personale sanitario a identificare e ad analizzare eventuali lesioni rilevate da immagini mediche. Fino a non molto tempo fa, questi strumenti erano molto più comuni nei laboratori di ricerca e sviluppo che in quelli ospedalieri. Recentemente, organismi come la FDA americana [5] hanno mostrato un certo interesse verso tali strumenti, facendomi pensare che molto facilmente avranno un impatto importante sulle future modalità di diagnosi e trattamento.


Per la prima volta in sei anni, ovvero da quando viene stilato il rapporto del Future Health Index, questo rappresenta un forte segnale che l’intelligenza artificiale sta finalmente trasformandosi da moda passeggera a vera e propria realtà.

Predictive healthcare technologies image

Crescente riconoscimento del ruolo chiave delle collaborazioni strategiche nella trasformazione digitale

 

I dirigenti dei settori sanitari riconoscono anche che da soli non possono farcela. Quasi il 41% afferma che le loro strutture sanitarie hanno bisogno di dare priorità a partnership e collaborazioni strategiche al fine di implementare al meglio le tecnologie digitali dedicate al mondo della sanità. Gli annosi problemi legati all’interoperabilità e alla gestione e amministrazione dei dati sembrano essere l’ostacolo maggiore da superare. Questo argomento sarà affrontato dal mio collega Roy Jakobs, responsabile di Connected Care in Philips, nel suo prossimo blog post.

Strategic partnerships and collaborations image

La sorpresa maggiore di quest’anno è la sostenibilità, 

 

cosa di cui io sono molto stupito. È la prima volta che chiediamo un parere sulla sostenibilità ai dirigenti dei settori sanitari. Mi aspettavo già di vedere un certo interesse, ma la risposta ricevuta è davvero incredibile. Comprensibilmente, l'impatto della COVID-19 ha spinto a rivolgere l'attenzione immediata sui bisogni più urgenti. Però, la priorità assoluta nei prossimi tre anni per la maggior parte dei leader intervistati nei 14 paesi sembra essere proprio la sostenibilità.

Sustainability practices image

Vediamo perché.

Nel sondaggio, sono state definite sostenibili pratiche come "approvvigionamento consapevole dell'ambiente, riciclaggio, ecc.”. La grande quantità di rifiuti prodotti dall'uso di dispositivi di protezione individuale usa e getta e di forniture mediche essenziali può essere stato uno dei fattori determinanti che ha indotto a riflettere sui passi da intraprendere. In un certo modo questo può essere visto come un elemento utile al risparmio dei costi.

 

Allo stesso tempo può essere una spinta a raggiungere un obiettivo più grande, in cui pratiche volte alla sostenibilità, come il riciclaggio, non sono più separate dall’erogazione di servizi sanitari sostenibili. In altre parole, stiamo parlando dell’integrazione tra metodi più sostenibili di erogazione delle cure e la capacità di fornire quelle stesse cure con esiti migliori e a costi minori. Se volete avere maggiori informazioni sull’argomento, vi consiglio di seguirmi nel mio prossimo blog post dove esplorerò la questione con Robert Metzke, responsabile della sostenibilità in Philips.

Ritengo che l’utilizzo di ecosistemi robusti, costituiti da modelli flessibili di erogazione delle cure, medici e infermieri motivati e dirigenti risoluti, permetterà di raggiungere la resilienza necessaria.

La resilienza proviene da un ecosistema robusto

Una parola che si sente spesso pronunciare ultimamente è “resilienza”. La comunità medica nel suo complesso sa che sarà necessario costruire sistemi sanitari più solidi, in grado di adattarsi all’arrivo di nuove pandemie in futuro, migliorando al contempo i trattamenti e le cure per una popolazione in aumento e che sta invecchiando.

 

Nonostante le sfide che si stanno ancora affrontando, è un sollievo che dal nostro sondaggio sia emerso un certo ottimismo da parte del settore sanitario. La maggior parte dei soggetti da noi interpellati si è detta fiduciosa nelle capacità della propria struttura sanitaria di fornire cure di qualità nei prossimi tre anni (75%), mentre l’88% ha detto di avere fiducia che il sistema sanitario del proprio paese ne abbia le capacità.

 

Ritengo che i sistemi sanitari resilienti abbiano il supporto di ecosistemi solidi, costituiti da modelli flessibili di erogazione delle cure, medici e infermieri motivati e dirigenti risoluti. Il rapporto di quest’anno dimostra che questa sia un’idea diffusa.

 

Voglio essere chiaro: non era necessaria la pandemia per arrivare agli stessi risultati. Tuttavia, nell’ultimo anno abbiamo imparato molto, e penso che il futuro del settore sanitario sia in mani robuste. 

 

Fonti:

[1] Dal 2016, Philips conduce una ricerca originale per aiutare a determinare la prontezza dei paesi ad affrontare le sfide sanitarie globali e a costruire sistemi sanitari efficienti ed efficaci. Il rapporto Future Health Index 2021 esplora le prospettive della prossima generazione di operatori sanitari in 14 paesi. Per informazioni sulla metodologia del Future Health Index e per leggere il rapporto completo del 2021, visitare il sito  Future Health Index.

[2] https://www.mckinsey.com/industries/healthcare-systems-and-services/our-insights/understanding-the-hidden-costs-of-covid-19s-potential-impact-on-us-healthcare

[3] Lai A et al., “Estimating excess mortality in people with cancer and multimorbidity in the COVID-19 emergency,” ResearchGate, April 2020, researchgate.net.

[4] https://www.cancerresearchuk.org/health-professional/cancer-statistics-for-the-uk#:~:text=Cancer%20mortality,77%2C800%20cancer%20deaths%20in%202018

[5] https://models.acrdsi.org/

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Jan Kimpen

Jan Kimpen

Chief Medical Officer, Royal Philips

Philips

Prima di unirsi a Philips nel 2016, Jan Kimpen, Professore di Pediatria, è stato CEO dello University Medical Center di Utrecht. Guida il team clinico globale di Philips, occupandosi in particolare di advocacy, customer partnerships, clinical research e medical consulting. È responsabile della pubblicazione annuale del Philips Future Health Index.

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