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Smart & Connected
set 14, 2021

Il futuro dei servizi sanitari è smart e connesso. Una visione per la trasformazione digitale

By Henk van Houten
Executive Vice President, Chief Technology Officer, Royal Philips

Tempo di lettura stimato: 7-9 minuti

Che cosa hanno in comune uno smartphone da 200 grammi e una macchina per la risonanza magnetica da 4 tonnellate? Non molto, a prima vista. Se però tracciamo l’evoluzione passata e futura di queste due diverse tecnologie moderne, è possibile vedere che hanno seguito un percorso comune. Mettere a confronto le due tecnologie è quindi importante e ci può rivelare qualcosa sul futuro dell’assistenza sanitaria.

Ricordo ancora la frenesia iniziale che ci colse quando capimmo che potevano parlare con i nostri familiari o amici, sempre e ovunque ci trovassimo. I primi telefoni cellulari erano sicuramente ingombranti rispetto agli smartphone odierni, ma nondimeno hanno cambiato completamente il nostro modo di vivere la vita quotidiana. La vera svolta nella tecnologia degli smartphone, tuttavia, è arrivata molti anni dopo, grazie a una serie di sviluppi tecnologici che hanno rivoluzionato il concetto stesso di innovazione.

 

Prima di tutto abbiamo assistito all’introduzione della connettività Internet ad alta velocità. Questa innovazione ha consentito a tutti di avere il mondo a portata di mano, permettendoci, ad esempio, di prenotare ristoranti o consultare le previsioni del tempo finché siamo in viaggio. Dal punto di vista tecnologico, la connettività ha permesso anche un altro cambiamento fondamentale: le caratteristiche proprie dello smartphone ora non esistono più solo all’interno del dispositivo fisico, ma anche al di fuori di esso grazie al cloud. Le case produttrici non hanno più bisogno di avere il dispositivo fisico in fabbrica, perché l’aggiornamento delle caratteristiche esistenti o l’implementazione di funzionalità nuove avvengono attraverso l’etere.

 

È difficile sottolineare quanto sia stato fondamentale questo cambiamento. Un prodotto statico, che doveva essere necessariamente sostituito con uno nuovo per potere sfruttare anche nuove funzionalità, ora è in grado di aggiornarsi costantemente e di conseguenza offrire servizi sempre innovativi.

 

Le case produttrici hanno poi aperto gli app store, consentendo agli utenti di sfruttare direttamente le capacità delle loro piattaforme. È stato in quel momento che il ritmo del cambiamento è accelerato esponenzialmente. Gli sviluppatori di terze parti hanno colto l'occasione per rendere disponibili una serie di nuove applicazioni. In quel momento sono nati gli ecosistemi digitali, una novità che ha scombinato interi settori, dalle banche alla fotografia, al mondo della musica. Oggi, infatti, abbiamo a disposizione un’app per qualsiasi cosa. L’intelligenza artificiale rende sempre più smart queste app, che ricevono ogni giorno quantità innumerevoli di dati e da questi apprendono.

 

Di conseguenza, la nostra vita quotidiana è cambiata profondamente. Ciò che un tempo era lungo e complesso, oggi è rapido e semplice. Per esempio, dobbiamo dividere il conto del ristorante dopo una serata fuori con gli amici? Fatto, a portata di click. Desiderate oscurare lo sfondo di una foto di famiglia?  Non avrete più bisogno del fotografo professionista. C’è l’APP che fa questo per voi.

 

In quest’ottica - penso a quello che potrebbe diventare il mondo dell’assistenza sanitaria, carico di complessità - cosa succederebbe se adottassimo le stesse best practice digitali. Se si progettassero dispositivi e sistemi medici con lo stesso approccio smart e le stesse capacità di connettività, le esperienze di pazienti e personale potrebbero diventare molto più piacevoli e prive di inutili difficoltà. Sempre gli stessi sistemi e dispositivi potrebbero offrire un valore in più nel loro ciclo di vita se si fosse in grado di aggiornarli e migliorarli con la stessa facilità con cui lo facciamo con i nostri smartphone. Così come il ritmo dell’innovazione si avvicinerebbe a quello di altre industrie che sono state rivoluzionate dall’approccio basato su ecosistema.

Se si progettassero dispositivi e sistemi medici con lo stesso approccio smart e le stesse capacità di connettività degli smartphone, le esperienze di pazienti e personale potrebbero diventare piacevoli e prive di inutili difficoltà.

Qui possiamo accorgerci di quanto le innovazioni che hanno interessato in passato e interesseranno in futuro i sistemi di diagnostica per immagini siano un esempio davvero eloquente. Per quanto una sala esami possa sembrare lontana dal mondo degli smartphone, a un esame più attento diventa evidente l’emergere di un modello simile di trasformazione digitale.
Digital transformation

La risonanza magnetica entra nel mondo connesso

 

Da quando i primi sistemi commerciali di risonanza magnetica sono comparsi all'inizio degli anni '80, milioni di pazienti hanno potuto trarre vantaggio dagli strumenti di diagnostica per immagini, indispensabili ormai nella diagnosi e trattamento di una varietà ampissima di condizioni, dai tumori ai problemi cardiaci, dalle lesioni spinali alle anomalie cerebrali.

 

Come i primi telefoni cellulari, questi strumenti di risonanza erano stati concepiti per essere statici e autonomi, rivoluzionari nelle loro nuove capacità, ma con limiti di connettività e servizi che non andavano oltre la manutenzione di base.

 

L’inizio del cambiamento è avvenuto con l’introduzione della connettività da remoto. Secondo me, il primo vero passo nella trasformazione digitale. Ora, per esempio, è possibile monitorare e analizzare da remoto più di 500 parametri su una macchina di risonanza magnetica, 24 ore su 24, 7 giorni su 7, sfruttando l'analisi predittiva per identificare quando alcune parti dell’hardware potrebbero aver necessità di manutenzione o di sostituzione. Di conseguenza, il 30% degli eventi che richiedono assistenza tecnica possono essere risolti tempestivamente, prima che possano causare interruzioni alla pratica clinica e conseguente disagio ai pazienti.

Remote Services

La connettività remota permette il monitoraggio proattivo e la manutenzione di apparecchiature mediche come gli scanner di risonanza, aiutando a prevenire tempi di inattività e ritardi per i pazienti

 

Questo è solo uno dei modi con cui la connettività remota aggiunge valore a strumenti come la risonanza magnetica. Oltre a questo, il secondo passi in avanti nella trasformazione digitale è stato implementare funzionalità smart che riducono la complessità intrinseca della risonanza magnetica.

Rendere facile ciò che è complesso grazie alle funzionalità smart

 

Come qualsiasi operatore è in grado di dirvi, l’esecuzione di un esame di risonanza magnetica non è una cosa semplice. L’anatomia di ogni paziente è diversa e i protocolli tra cui scegliere sono numerosi. Inoltre, un esame di risonanza magnetica può impiegare molto tempo, dai 15 ai 60 minuti a seconda dei casi. L’esame può essere molto stressante per i pazienti, dato che sono costretti un uno spazio angusto e che devono rimanere immobili per tutta la sua durata. In un caso su cinque, un movimento del paziente richiede una nuova esecuzione dell’esame [1]. La richiesta sempre crescente di esami di risonanza magnetica e la scarsità degli operatori in grado di eseguirli pone un peso pressante su questi ultimi, con un aumento dei livelli di stress e di possibile esaurimento psico-fisico [2].

 

È possibile dunque velocizzare la pratica della risonanza magnetica, rendendola più facile e rapida per operatori e pazienti? Con l’aiuto dell’intelligenza artificiale e l’implementazione di algoritmi intelligenti, ora tutto questo è possibile.

 

Uno degli esempi migliori è la tecnologia di rilevamento del paziente basata su telecamera, che permette all’operatore di monitorare la respirazione di un paziente senza dover fare ricorso ai vecchi sistemi di gating respiratorio. Le nuove tecnologie permettono di analizzare in parallelo oltre un centinaio di posizioni del corpo, estrapolandone i segni vitali respiratori e consentendo la preparazione di esami di routine anche a operatori meno esperti, grazie inoltre a un monitoraggio attento del paziente [3].

 

Un supporto automatizzato ai flussi di lavoro aumenta la fiducia stessa degli operatori, che possono così concentrarsi di più sul paziente e molto meno sulle difficoltà tecniche. Gli algoritmi intelligenti consentono di velocizzare enormemente l'acquisizione di immagini, rendendo gli esami di risonanza magnetica anche più brevi del 50% [4].

Vital Eye

Questi sono solo i primi passi, ma è incredibile pensare come sarà possibile semplificare incrementalmente i sistemi di risonanza magnetica. Per esempio, tramite un uso amplificato della tecnologia di rilevamento basata su telecamere che aiuta il posizionamento del paziente,  o tramite algoritmi di ricostruzione delle immagini che compensino i movimenti del paziente.

 

L'acquisizione di immagini per risonanza diventerà facile come scattare le foto col proprio smartphone. Ritengo che la diagnostica per immagini avanzata diventerà sempre più accessibile e sempre meno dispendiosa in termini di tempo. Lo stesso vale per la post-elaborazione, la segmentazione e l'interpretazione delle immagini acquisite dalla risonanza magnetica, che trarranno vantaggio dall’implementazione di applicazioni smart in grado di aiutare tecnici e radiologi nell’interpretazione di queste immagini, sempre più numerose.

 

Per quanto queste singole innovazioni siano sicuramente utili con l’integrazione nel flusso di lavoro, dobbiamo guardare oltre e prendere in considerazione l’intero sistema.

Collegare i punti per un'assistenza centrata sul paziente

 

Nel nostro mondo sempre più digitale, virtuale e connesso alla rete, chiedersi come migliorare singolarmente strumenti di risonanza magnetica e di diagnostica non è più sufficiente. È utile comprendere che ci troviamo di fronte a un "sistema di sistemi", parte di architetture più grandi e interconnesse, ovvero una rete distribuita in cui i dati dei pazienti devono fluire attraverso diversi sistemi, da luoghi diversi e da operatori sanitari diversi.

 

Esattamente come i nostri smartphone, ora in grado di connettersi al termostato di casa o alla nostra auto, il futuro della trasformazione digitale in ambito sanitario è nell’integrazione.

 

Nel contesto della radiologia, ciò significa che dovremo trovare le giuste modalità per connettere e ottimizzare l’intero flusso di lavoro, con l’integrazione della programmazione fino alla pianificazione delle strategie di scansione, dell’interpretazione delle immagini, la creazione di rapporti e l’omologazione di diversi tipi di informazioni sui pazienti utili al processo decisionale clinico (come il mio collega Kees Wesdorp ha spiegato in dettaglio qui).

Systems view

Integrazione significa anche collegare il mondo fisico e quello virtuale per superare i confini tradizionali delle procedure di cura. Per esempio, grazie al nostro nuovo concetto di Radiology Operations Command Center, è ora possibile collegare, attraverso un hub centrale, i radiologi esperti di risonanza magnetica agli operatori tecnici, direttamente presso le sedi di esecuzione delle scansioni, attraverso una rete dedicata che permette il supporto virtuale finché il paziente si trova ancora all’interno della macchina. Ciò aiuta a standardizzare la qualità delle immagini indipendentemente dalla competenza dell'operatore e a rendere i sistemi di imaging avanzato, come la risonanza magnetica, accessibili da diversi luoghi, più vicino a dove vivono i pazienti, in orari più flessibili.

 

L’unione di queste soluzioni a servizi di teleradiologia (AI-enabled), che permettono un’interpretazione esperta delle immagini garantirà l’eliminazione di diverse complessità insite nella risonanza magnetica, rendendola più ampiamente disponibile per i pazienti. Questa è una buona notizia per quei pazienti che ancora oggi non hanno accesso ai servizi specializzati di risonanza magnetica.

Un viaggio continuo verso la trasformazione digitale

 

Sebbene siano stati compiuti enormi passi avanti, l'evoluzione digitale della risonanza magnetica, come elemento costitutivo di soluzioni più ampie e integrate, rimane un viaggio ancora lungo.

 

Soprattutto in termini di connettività, c’è ancora molto da fare. Negli ultimi 10 anni, il settore sanitario ha intrapreso un cauto avvicinamento al cloud. L’esplosione della crisi dovuta alla COVID-19, però, ha obbligato a prendere nuovo slancio. Durante la pandemia, i fornitori di servizi sanitari hanno potuto sperimentare in prima persona come i sistemi basati su cloud, supportati da solidi standard di sicurezza, facilitino una rapida implementazione delle innovazioni in tutti i setting previsti [5].

 

Credo che in futuro si sarà in grado di aggiornare le soluzioni di risonanza magnetica, compresi gli aggiornamenti a nuove versioni, con la stessa semplicità con cui lo facciamo con i nostri smarthpone. Vuol dire che sarà possibile rendere disponibili le nuove funzioni molto più rapidamente e che i sistemi RM potranno beneficiare in modo ottimale di massime prestazioni verso tutti i pazienti.

Durante la pandemia, i fornitori di servizi sanitari hanno potuto sperimentare in prima persona come i sistemi basati su cloud, supportati da solidi standard di sicurezza, facilitino una rapida implementazione delle innovazioni in tutti i setting previsti.

Mi aspetto che il sistema degli app store basati su cloud si diffonda anche nel settore sanitario, facendo eco a quell’impatto rivoluzionario già sperimentato nel mondo degli smartphone. Per esempio, nel campo della radiologia, questo può assumere la forma di marketplace di software selezionati che permettono ai radiologi di scaricare app convalidate da un gran numero di sviluppatori di terze parti attraverso una piattaforma comune, senza più preoccuparsi di integrazioni point-to point per ogni singola app, una situazione davvero complicata per qualsiasi responsabile dei servizi informatici ospedalieri. Il ruolo dei fornitori di soluzioni sanitarie come Philips sarà quello di garantire che tali applicazioni funzionino perfettamente su console e dispositivi mobili utilizzati dal personale, come avviene oggi per i produttori di smartphone.

 

Una conseguenza sarà il cambiamento dei modelli di business, che propenderanno in modo sempre più massiccio a software e servizi basati su abbonamento. Di una cosa siamo comunque sicuri: in questo nuovo ed emergente mondo digitale, l’innovazione sarà ancora più spinta dalla collaborazione.

MR radiology

ISpesso viene detto che si guarda solo all’impatto che l’innovazione ha sul breve termine, mentre si trascura quello a lungo termine. Per mettere alla prova questa affermazione, soffermatevi un attimo la prossima volta che prenderete in mano il vostro smartphone. Avreste mai pensato 15 anni fa cosa questo oggetto sarebbe diventato e quali vantaggi avrebbe offerto a voi e a miliardi di persone nel mondo?

 

Provate ora a immaginare cosa potrebbe offrire il mondo dell’assistenza sanitaria se seguisse la stessa strada smart e connessa sperimentata dai telefoni cellulari.



Bibliografia

[1] https://www.healthimaging.com/topics/advanced-visualization/patient-motion-during-mri-proves-be-costly-conundrum
[2] https://www.usa.philips.com/healthcare/medical-specialties/radiology/improving-radiology-staff-and-patient-experience/staff-research
[3] Basato su test interni. I risultati possono variare. https://www.philips.com/a-w/about/news/archive/standard/news/press/2018/20180228-philips-launches-digital-ingenia-elition-mr-solution-delivering-premium-digital-image-quality-up-to-50-per-cent-faster.html
[4] Compared to Philips scans without Compressed SENSE. https://www.usa.philips.com/healthcare/resources/landing/the-next-mr-wave/compressed-sense
[5] Cresswell, K., Williams, R., Sheikh, A. (2021). Using cloud technology in health care during the COVID-19 pandemic. The Lancet, 3(1), E4-5. https://www.thelancet.com/journals/landig/article/PIIS2589-7500(20)30291-0/fulltext

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Henk van Houten

Henk van Houten

Henk van Houten è il Chief Technology Officer di Royal Philips. In questo ruolo è responsabile globale per Philips Research, Innovation Services, Philips HealthWorks, Group Technology Start Ups, Technology and R&D Management, e dell’Idea to Market Excellence Program. È Vice Presidente del Group Innovation Board.
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