Future Health Index 2017: Philips raccoglie in uno studio globale sfide e opportunità della Sanità del futuro

 

  • L’Italia presenta il divario minore tra percezione e realtà sui 19 paesi coinvolti nello studio: gli italiani si rivelano un popolo di realisti e disincantati e vedono il sistema sanitario per quello che è. Lamentano difficoltà di accesso, sono pronti alla rivoluzione digitale e non ripongono abbastanza fiducia nel sistema sanitario, che vorrebbero più integrato.
  • Prima tra gli stati europei (7° sui 19) in termini di efficienza del sistema sanitario secondo cittadini e professionisti del settore.
  • Stefano Folli, CEO di Philips Italia: “Focus su connected care e nuovi modelli di partnership per vincere le sfide dell’accessibilità, della sostenibilità e dell’efficienza del sistema”.

18 maggio 2017

Milano, 18 maggio 2017 - Royal Philips (NYSE: PHG, AEX: PHI) rende noti i risultati dell’edizione 2017 del Philips Future Health Index (FHI), studio internazionale condotto da IPSOS su 19 paesi[1] nel mondo inclusa l’Italia, con l’obiettivo di confrontare le percezioni e le esperienze dei 1.500 cittadini e 200 professionisti sanitari intervistati con l’effettiva realtà[2] dell’ecosistema sanitario di ognuno dei paesi coinvolti, quest’ultima determinata sulla base di dati raccolti da World Health Organization, World Bank e International Data Corporation.

 

Lo studio in particolare ha indagato tre filoni cruciali nell’ambito dell’healthcare: l’accesso alla sanità, l’integrazione del sistema sanitario e l’adozione di tecnologie e sistemi per le cure connesse, la cosiddetta “connected care”. L’incrocio delle evidenze emerse, racconta di un paese complessivamente in buona salute, pronto e  aperto ad accogliere la rivoluzione digitale della sanità, ma altrettanto consapevole che il sistema si muova molto lentamente e non sia ancora in grado di rispondere alle esigenze di pazienti e professionisti sempre più competenti ed esigenti: oltre il 60% del campione, infatti, non crede di avere accesso alle cure necessarie e ritiene che una maggiore integrazione migliorerebbe significativamente il livello di qualità del sistema sanitario.

 

Gli italiani hanno le idee chiare, dunque, e risultano essere il popolo più disincantato e più realista sullo stato della sanità nel paese mostrando il gap tra percezione e realtà consolidato (tra accesso, integrazione e adozione di tecnologie) più basso in classifica che si attesta sullo 0.4. A fare da contraltare, i paesi più “ottimisti” che risultano dunque avere una percezione più positiva di quanto sia effettivamente la realtà: guidano la graduatoria l’Arabia Saudita con un divario pari a 30.8 e gli Emirati Arabi Uniti (27.3) seguiti da Cina (24.7) e Australia (23.7). Francia, Olanda, Svezia e Singapore emergono invece sul fronte dei “pessimisti” con una percezione nettamente inferiore alla realtà.

(Vedi Tabella 1 per dettaglio)

 

Il Philips Future Health index 2017 ha, inoltre, calcolato per ogni paese un quoziente di efficienza sanitaria (Efficiency ratio, vedi Tabella 2 per dettaglio) confrontando lo stato di salute della popolazione[1] con l’incidenza della spesa sanitaria sul PIL, pari a 9.3 in Italia. Il nostro risulta essere il paese europeo con l’indice più alto in Europa pari a 9.9, a dimostrazione del buono stato di salute degli italiani, come recentemente confermato dal Bloomberg Global Health Index: in entrambi i campioni il 61% degli intervistati considera il proprio stato di salute da buono a molto buono fino ad eccellente. Questo dato è perfettamente in linea con il risultato dello studio condotto da Philips in Italia lo scorso anno (Future Health Study 2016) secondo il quale il 58% degli intervistati dichiarava una percezione positiva del proprio stato di salute.

 

“Come dimostrato da questo studio, la sanità non può più prescindere dall’innovazione, sia essa legata alla tecnologia che ai processi” ha dichiarato Stefano Folli, CEO Philips Italia, Israele e Grecia.  “Molto è già stato fatto, ma i margini di miglioramento sono ancora ampi, come dimostra l’attesa sull’integrazione del sistema sanitario: ce lo chiedono i pazienti, ce lo chiedono i medici.  È tempo di pensare a nuovi modelli basati sulle cure connesse che consentano al sistema di fare efficienza e di garantire accessibilità. Philips sta lavorando da tempo in questa direzione, insieme alle istituzioni, ai professionisti e a partner che come Philips siano costantemente impegnati nella ricerca di strumenti e soluzioni integrati, digitali e connessi. Solo così potremo rispondere con successo alle sfide prossime che il sistema sanitario deve affrontare, a beneficio in primis dei pazienti.

Future Health Index 2017

Il Future Health Index 2017 in dettaglio (Italia)

 

Accesso alla sanità

L’accesso alla sanità è calcolato confrontando le risposte del campione intervistato con i dati (WHO, IDC e World Bank) sulla densità di personale medico ogni 10.000 abitanti e la percentuale di persone a rischio a causa di una minor spesa per i trattamenti chirurgici.

 

L’accesso reale all’assistenza sanitaria è migliore di quanto gli italiani ritengano, siano essi professionisti o cittadini. Infatti, la loro percezione sull'accesso alle cure (59.9), è decisamente inferiore rispetto alla realtà che si attesta su 67.3, superando la media degli altri paesi (64.6). Un gap relativamente basso tra percezione e realtà in Italia pari a 7.4, che rivela come soltanto un terzo degli italiani (il 37%) ritenga di avere accesso alle risorse mediche necessarie per curare i familiari malati o se stessi nelle loro case. Su questo aspetto i professionisti sanitari concordano: il 62% pensa che i propri pazienti non abbiano un reale accesso alle cure. Un allineamento significativo, dunque, tra medici e pazienti, che convergono nel non riconoscere nel sistema una risposta adeguata in termini di accessibilità rispetto alle loro esigenze.

 

Integrazione del sistema sanitario

L’integrazione del sistema sanitario è calcolata confrontando le risposte del campione intervistato con i dati (WHO, IDC e World Bank) sulla spesa in Infomation Technology destinata alla sanità in ambito di connettività, software e servizi nel 2015.

 

È questo l’aspetto sul quale gli italiani nutrono le più grandi aspettative: sull’integrazione del sistema sanitario emerge, infatti, un importante gap tra percezione e realtà (32.0), il più alto tra i paesi europei. Nonostante le percezioni di pazienti e professionisti sanitari siano in linea con la media degli altri paesi (54.5 in Italia vs 54.9), la realtà risulta essere inferiore rispetto alla media (22.5 in Italia vs 24.1).

 

Per quanto riguarda il percepito, sia ​​i cittadini (il 64%) che i professionisti sanitari (il 95%) ritengono che l'integrazione migliorerebbe significativamente il livello di qualità del sistema sanitario. Tuttavia, entrambi i campioni intervistati concordano sul fatto che l'attuale sistema sanitario italiano non sia sufficientemente integrato e che la più grande barriera sia rappresentata dai costi: il 53% dei pazienti italiani e il 49% dei professionisti sanitari credono che il processo di integrazione della sanità renderebbe la gestione della salute più costosa.

 

Il punteggio relativo alla realtà in Italia risulta essere inferiore alla media principalmente a causa della percentuale di spesa rispetto al PIL in servizi di Internet of Things (IoT) dedicati alla sanità, che risulta essere minore rispetto alla media degli altri paesi.

 

Adozione di tecnologie e sistemi per le cure connesse

L’adozione è calcolata confrontando le risposte del campione intervistato, con i dati (WHO, IDC e World Bank) sulla presenza di una politica sulla tecnologia in ambito sanitario e la spesa in Information Technology destinata alla sanità in ambito di hardware nel 2015.

 

L’Italia risulta essere uno dei paesi con la realtà sull’adozione di tecnologie per le cure connesse più alta (70.8) rispetto alla media (57.8), seppur ancora molto lontana da un paese come la Francia che possiede un sistema per molti versi simile a quello italiano (86.8): questo significa che l’Italia si posiziona come paese  abbastanza avanzato nell’ambito della “connected care” grazie a una politica precisa sulle nuove tecnologie sanitarie e una maggiore spesa rispetto al PIL in apparecchiature (hardware) di IoT in ambito sanitario rispetto alla media degli altri paesi.

 

Il punteggio di percezione risulta essere, invece, leggermente inferiore alla media (47.2 in Italia vs 50.8) influenzato dalla scarsa conoscenza delle nuove tecnologie di “connected care” da parte dei pazienti (9%) e dei professionisti sanitari (34%), nonché dalla convinzione che queste tecnologie non possano essere utilizzabili a pieno in tutti i settori della sanità. A tal proposito, dall’indagine risulta che gli ambiti della medicina in cui gli italiani hanno maggiormente sperimentato le nuove tecnologie di cure connesse sono stati: la fertilità e la gestione neonatale/parentale (per il 41%), la pneumologia (per il 37%), l’oncologia (per il 34%) e la cardiologia (per il 31%).

 

Tuttavia, il punteggio è solo leggermente inferiore alla media, in quanto gli intervistati riconoscono l'importanza della “connected care” e si dicono pronti a adottarle prendendo parte alla rivoluzione digitale che sta abbracciando negli ultimi anni il settore sanitario. Una conferma dunque rispetto alle evidenze del Future Health Study 2016, che sottolinea un’urgenza da parte della popolazione di passare dalle intenzioni ai fatti.

 

In Italia, risultano essere le donne le maggiori sostenitrici delle cure connesse a beneficio di se stesse e della propria famiglia: il 59% del campione femminile, infatti, ritiene estremamente utile la consultazione medica virtuale o da remoto, il 54% vorrebbe avere quotidianamente accesso ai dati medici relativi ai propri parametri vitali e il 64% desidererebbe ricevere alert su visite ed esami attraverso dispositivi connessi.

 

Per approfondire il Philips Future Health Index 2017 clicca qui: https://www.futurehealthindex.com/

[1] I paesi coinvolti nello studio sono: Argentina, Australia, Brasile, Canada, Cina, Emirati Arabi Uniti, Francia, Germania, Italia, Paesi Bassi, Russia, Arabia Saudita, Singapore, Sud Africa, Corea del Sud, Spagna, Svezia, Stati Uniti e UK.

[2] La realtà è stata definita attraverso una ricerca di dati condotta su: World Health Organization, World Bank e International Data Corporation (IDC). I risultati di questa ricerca sono stati confrontati con i risultati della ricerca primaria sulle percezioni creando dei sotto indici di riferimento.

[3] Il quoziente di efficienza sanitaria è calcolato nel seguente modo: al numeratore il livello di salute della popolazione sulla base di alcuni fattori analizzati (casi di tubercolosi, aspettativa di vita, aspettativa di una vita in salute, tasso di mortalità neonatale, tasso di mortalità materna, tasso di mortalità per malattie croniche Fonte: World Health Organization 2015); al denominatore la percentuale della spesa sanitaria rispetto al PIL. (fonte: World Bank 2015).

Per ulteriori informazioni:

 

Philips

Elena Visentini

D:  +39 039 2036138 | M: +39 346 6584512 | E: elena.visentini@philips.com

Royal Philips

Royal Philips (NYSE: PHG, AEX: PHIA) è un’azienda leader nel campo della salute e del benessere, il cui obiettivo è migliorare la vita delle persone e facilitare l’intero iter della cura dal sostegno di uno stile di vita sano alla prevenzione, dalla diagnosi precoce al trattamento fino alle cure domiciliari. Philips si avvale di una tecnologia avanzata e di una profonda conoscenza degli aspetti clinici e delle esigenze del consumatore per fornire soluzioni integrate. L’azienda, con headquarter in Olanda, è leader nell’ambito della diagnostica per immagine, dell’interventistica, del monitoraggio del paziente e dell’informatica applicata alla sanità, delle soluzioni per il benessere delle persone e della cura a domicilio.

Philips, con vendite generate dal business HealthTech pari a 17.4 miliardi di euro nel 2016, ha circa 71.000 dipendenti in oltre 100 nazioni.

Tutte le notizie relative a Philips sono disponibili su www.philips.it/newscenter

APPENDICI

Informazioni sul Campione:

 

Popolazione: 1.453 individui di età compresa tra i 18 e i 65+, 48% maschi vs 52% femmine, provenienti da tutta Italia Isole incluse.

 

Professionisti sanitari: 204 medici, l’86% del campione con più di 10 anni di anzianità lavorativa, 72% maschi vs 28% femmine, provenienti da tutta Italia Isole incluse.

TABELLA 1 Percezioni vs Realtà: indici generali per paese

Future Health Index 2017
TABELLA 2 Quoziente di efficienza sanitaria
Future Health Index 2017