Cura del corpo maschile

Uscita dalla finestra

Ecco l’uomo che non usa le scale.
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Stephane Vanacker si è definito “il programmatore di software più temerario del mondo”. È un uomo che dichiara di avere una vera e propria ossessione per trovare sempre  nuovi modi per andare in giro.

Ha comperato il suo primo paio di scarpe a rotelle in un negozio specializzato di Parigi, molti anni prima che diventassero di moda tra i ragazzini. E si diverte anche con i “fly-jumps”: quegli speciali tacchi a molla in alluminio che permettono di fare salti di un metro!  Ovviamente ha uno scooter, i rollerblades e una bicicletta. Beh, ogni tanto, quando proprio è in vena di novità, capita che a lavorare ci vada anche a piedi! Ma ogni tanto preferisce la corda doppia… 

Invece che usare le scale, Stephane spesso preferisce calarsi a corda doppia lungo la parete del palazzo in cui abita, calandosi dal settimo piano, per poi andare in ufficio. Può sembrare una cosa da pazzi. In effetti lo è. Ma sono quei cambiamenti introdotti nella vita di tutti i giorni che danno un po’ di brio alle sue giornate, che gli fanno luccicare gli occhi e che gli permettono di affrontare al meglio le lunghe ore passate nella società di R&S software. “Il mio è un lavoro di tipo intellettuale,” spiega. “Ed è per questo che per me scendere in cordata da un palazzo è estremamente rilassante, al punto che quando arrivo in ufficio sono sempre molto più contento dei miei colleghi. Persino al lunedì mattina!”

Ironia della sorte, il padre di Stephane era un maniaco della sicurezza! Non si poteva correre per casa con in mano le forbici. Non si poteva fare i toast in bagno. Non si potevano togliere le barre di Boro da un reattore nucleare senza verificare che la reazione fosse stabile. Igiene e sicurezza erano il suo motto, e l’intera famiglia è vissuta in questo modo.

 

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 “Era molto protettivo e apprensivo,” ricorda Stephane. “Qualsiasi attività volessimo svolgere da ragazzini, ci informava in tempo reale sul numero esatto di persone morte l’anno prima nell’esercizio di quella precisa attività. Con mio padre era praticamente impossibile spuntarla.”

Era tanto apprensivo che quando la sorella di Stephane si trasferì in un altro appartamento – con le scale in legno, al terzo piano – lui le regalò una corda da alpinista e una speciale imbracatura. Le spiegò che le sarebbe tornata utile nel caso fosse scoppiato un incendio, perché in quel modo avrebbe avuto una sua personale via di fuga.

“E’ accaduto alcuni anni fa,” spiega Stephane, “ed è stato allora che ho pensato per la prima volta di tentare la mia impresa, anche perché erano ormai alcuni anni che mi divertivo ad arrampicarmi. È andato tutto benissimo, abbiamo realizzato persino alcuni video. La seconda volta che ci ho provato, il proprietario dello stabile mi ha visto e ha iniziato a urlare, per poi correre a chiamare la polizia. Sono sceso più in fretta che ho potuto. In realtà è più complicato rispetto a una parete rocciosa, perché non puoi mettere i piedi dove capita. Dopo alcuni piani, ho trovato il punto giusto per calarmi senza fermarmi troppo davanti alle finestre dei vicini. Quando ho toccato terra, mi sono trovato di fronte la Brigade Anti-Criminalité – un corpo di polizia speciale francese!”

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Stephane,  che vive a Suresnes, alla periferia di Parigi, inizia spesso la giornata calandosi dal suo appartamento per andare al lavoro. “Ho messo un video su YouTube e Facebook e alcuni dei miei colleghi mi hanno fatto i complimenti. In realtà non volevo che i miei datori di lavoro lo venissero a sapere, ma negli uffici piccoli le notizie di questo genere si diffondono alla velocità della luce.”

Ma c’è una persona che sicuramente non sarebbe felice di conoscere la versione integrale delle sue scorribande, e che di certo non apprezzerebbe la sue prodezze. “L’unico che ancora non è conoscenza di tutto questo è mio padre, alias Mr Sicurezza! Durante le riunioni di famiglia, capita spesso che qualcuno alluda a quelle che definiscono le mie attività segrete, e io faccio fatica a glissare sull’argomento. Ma mio padre non riuscirebbe a capire. Davvero. E non sarebbe una bella cosa… “ 

 

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