“Era molto protettivo e apprensivo,” ricorda Stephane. “Qualsiasi attività volessimo svolgere da ragazzini, ci informava in tempo reale sul numero esatto di persone morte l’anno prima nell’esercizio di quella precisa attività. Con mio padre era praticamente impossibile spuntarla.”
Era tanto apprensivo che quando la sorella di Stephane si trasferì in un altro appartamento – con le scale in legno, al terzo piano – lui le regalò una corda da alpinista e una speciale imbracatura. Le spiegò che le sarebbe tornata utile nel caso fosse scoppiato un incendio, perché in quel modo avrebbe avuto una sua personale via di fuga.
“E’ accaduto alcuni anni fa,” spiega Stephane, “ed è stato allora che ho pensato per la prima volta di tentare la mia impresa, anche perché erano ormai alcuni anni che mi divertivo ad arrampicarmi. È andato tutto benissimo, abbiamo realizzato persino alcuni video. La seconda volta che ci ho provato, il proprietario dello stabile mi ha visto e ha iniziato a urlare, per poi correre a chiamare la polizia. Sono sceso più in fretta che ho potuto. In realtà è più complicato rispetto a una parete rocciosa, perché non puoi mettere i piedi dove capita. Dopo alcuni piani, ho trovato il punto giusto per calarmi senza fermarmi troppo davanti alle finestre dei vicini. Quando ho toccato terra, mi sono trovato di fronte la Brigade Anti-Criminalité – un corpo di polizia speciale francese!”
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