James Sweetman è un pendolare londinese come quasi tutti gli altri, o quasi! Ogni mattina, alle 7.15, James si sveglia, si veste nel suo appartamento nel sobborgo di Ealing, nella zona occidentale di Londra, fa colazione, prende il cellulare, impacchetta le borse del lavoro, va a prendere il treno per Paddington, apre la borsa, gonfia il kayak che c’è dentro, lo butta in un canale, afferra la pagaia pieghevole e inizia il suo tragitto di 6 chilometri per andare al lavoro.
Kayak Attack
L'uomo che va a lavorare in kayak

Mentre tutti gli altri rimangono imbottigliati nel treno per Paddington, cercando di trovare un po’ di spazio e cercando di sconfiggere la noia parlando al cellulare, gli unici problemi di James in quanto a traffico congestionato sono quelli legati a un’occasionale chiatta o qualche anatra di passaggio sulla sua personale autostrada d’acqua. Tutto questo mentre scivola silenziosamente nell’oasi segreta di pace e vegetazione che costituisce il sistema di canali della Londra Vittoriana.
L’idea di andare al lavoro in kayak gli è venuta quasi per caso, una specie di gioco. “Eravamo seduti in un pub, in una giornata caldissima, e ci stavamo lamentando di quanto ci pesasse tornare a casa in metropolitana. Eravamo nei pressi del canale e ci è venuto spontaneo chiederci se era possibile navigare su quei canali per andare magari a casa.

Un rapido controllo su Google Map ha confermato che era possibile. Il Regent’s Canal sbucava proprio a pochi chilometri da casa sua. James trascorre la maggior parte del fine settimana incollato su eBay, alla ricerca di un potenziale mezzo di trasporto venduto all’asta. Alla fine, al terzo tentativo, si aggiudica un canotto gonfiabile per 150 sterline. A quel punto basta aggiungere 30 sterline per la licenza per il canale, e James è pronto a partire.
Ora trascorre tutte le mattine sbirciando attraverso le finestre delle splendide case vittoriane di Paddington, passando accanto ai mulini georgiani di Maida Vale, attraverso i mercati sull’acqua di Camden Town, fino alle ex-zone industriali fuligginose di King’s Cross, per poi raggiungere il suo ufficio, presso una società di informatica, la Stickyboard.co.uk. “L’intero percorso richiede due ore, compresa la doccia. Diciamo che non è il modo più veloce per andare a lavorare, ma nel mio caso sostituisce anche la palestra. Prima mi ci voleva comunque un’ora per arrivare in ufficio, ma dovevo sommare un’altra ora per la palestra. In questo modo quindi, il tempo che perdo lo risparmio da un’altra parte.”
Oltre a recuperare il tempo della palestra e a modificare la sua routine quotidiana, questo espediente da a James l’opportunità di pensare e riflettere con grande calma e serenità, arrivando fresco al lavoro. È difficile prepararsi a una dura giornata di lavoro quando sei immobilizzato sul treno delle 8.15 per Paddington: ti immergi nella lettura del giornale, sperando che quel tempo passi in fretta. Magari James arriverà con il giornale bagnato, ma strada facendo ha modo di pensare con grande lucidità. “A livello pratico, ho la mente sicuramente più libera,” spiega. “Se ho un problema di lavoro o di carattere personale, mi immergo nel ritmo della pagaiata e cerco di risolverlo, oppure di venirne a capo in qualche modo. Ho trasformato i tempi morti del pendolare in un sistema per dare un senso nuovo alla mia giornata lavorativa, aggiungendoci un pizzico di avventura.”
Intanto, mentre è seduto nel suo kayak, la vita acquatica di Londra scorre accanto a lui lungo le alzaie, con i passanti che gli urlano qualche parola di incoraggiamento e anche qualche insulto, mentre lui scivola silenzioso ai loro piedi. Gruppi di ragazzini che vanno a scuola, ubriachi in attesa di qualche soldo per comprarsi da bere, pigri pensionati e maniaci del jogging, tutti desiderosi di sapere che cosa sta facendo. “E’ vero,” spiega, “ogni tanto la gente mi chiede qualcosa. Di solito sono gentili, molta gente mi sorride. Un tizio un giorno mi ha urlato ‘certo che dev’essere faticoso!’ e mi ha offerto da bere. Spesso lungo il canale trovo gruppi di studenti, ma per fortuna nessuna presa in giro davvero cattiva. Beh, a parte un ragazzino che una volta mi ha urlato: ‘persino io riesco ad andare più veloce di te!’. Come potete immaginare, non mi ha fatto molto piacere….”
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