Future Health Study 2016: I cittadini italiani sono pronti per la “Connected Care”?


Philips presenta una ricerca di scenario sui nuovi pazienti digitali e sul traguardo della sanità integrata

 

  • Italiani: una popolazione sempre più coinvolta nelle questioni riguardanti la propria salute.
  • Un’esperienza di paziente positiva ma un sistema non sempre in grado di gestire la comunicazione e l’informazione
  • Il bisogno di una sanità più integrata e la soluzione offerta dalla “connected care”

13 ottobre, 2016

Milano Sulla scia di uno studio internazionale[1], Philips presenta i risultati di una ricerca sulla realtà italiana per comprendere e interpretare le abitudini e le necessità dei cittadini rispetto al proprio stato di salute e per analizzare il ruolo cruciale svolto dalla trasformazione digitale in ambito sanitario. L’indagine è stata condotta dalla società Strive Insight  nel mese di maggio 2016 su un campione rappresentativo della popolazione italiana di pazienti[2]. Ne emerge una popolazione attenta al proprio stato di salute, consapevole delle proprie condizioni e sempre più spinta ad utilizzare innovativi sistemi che facilitano l’accesso alle cure sanitarie. La ricerca spalanca quindi le porte alla trasformazione digitale in campo medico come risposta  ai bisogni attuali nell’ottica di un miglioramento del sistema sanitario. Una rivoluzione che, grazie alle tecnologie di “Connected Care”, dovrebbe traghettare il sistema sanitario da un sistema di “welfare di stato” ad un “welfare di community” in cui tutti i soggetti sono attivi e contribuiscono al buon funzionamento della sanità nazionale, alla riduzione della spesa sanitaria complessiva e, nel lungo termine, al miglioramento dello stato di salute dell’intera popolazione.

 

Gli italiani hanno una percezione positiva della propria salute ma necessitano di rassicurazioni e conferme

 

Il 58% degli intervistati ha una percezione positiva del proprio stato di salute. Questa percentuale aumenta nei più giovani (sale al 70% negli under 34). Con l’avanzamento dell’età si denota una variazione in negativo, influenzata dall’insorgenza di patologie. Risulta, infatti, che l’83% degli over 55 è affetto da almeno una patologia. Un focus sulle patologie più diffuse in Italia conferma il primato delle malattie respiratorie e cardiologiche. Tra le più diffuse c’è anche il diabete  che risulta essere a prevalenza maschile mentre depressione e aritmia più frequenti nella popolazione femminile. Se l’età è quasi sempre portatrice di patologie, fa eccezione l’asma che si manifesta più diffusamente tra i giovani.

 

Gli italiani, soprattutto i più giovani, pur avendo una percezione positiva cercano rassicurazioni sul loro stato di buona salute recandosi spesso dal medico o all’ospedale. In media vengono effettuate  5 visite mediche all’anno (le donne più degli uomini si recano dal dottore) e 1 italiano su 5 dichiara di aver trascorso almeno una notte all’ospedale negli ultimi 3 mesi precedenti all’indagine, percentuale che sale al 24% tra i giovani.

Si rileva, inoltre, una percentuale ragguardevole di intervistati che dichiara di non andare dal medico anche se necessario adducendo quali motivazioni la mancanza di tempo, la minimizzazione o la rimozione del problema di salute e i costi elevati.

 

Gli italiani (soprattutto i più giovani) prestano attenzione al proprio stato di salute lo dimostra il dato che il 46% degli intervistati possiede almeno un dispositivo di monitoraggio della salute e l’adozione di questo tipo di sistemi aumenterà con il crescere dei “nativi digitali”. L’elevato tasso di utilizzo (il 92%) mette in luce la volontà di prendersi cura di sé in modo attivo anche se gli indicatori legati all’attività sportiva e al fitness sono più utilizzati.

 

Gli italiani hanno una percezione positiva del sistema sanitario ma ne evidenziano  alcune zone d’ombra

 

L’esperienza con la sanità è giudicata positiva soprattutto da parte dei più “anziani”, la fascia di popolazione che usufruisce maggiormente dei servizi e che desidera performance ottimali. Emergono però alcune criticità e inefficienze a livello di “sistema” e sono le donne a mostrare una maggiore insoddisfazione e una minore fiducia. L’assenza di una rete informativa integrata amplifica la percezione di un’inefficienza soprattutto nei pazienti: il 78% afferma di dover spesso ripetere le stesse informazioni al personale sanitario e il 61% dichiara di dover ripetere gli stessi esami solo per il fatto di accedere a strutture diverse. La riduzione dei tempi di attesa e un più veloce e corretto processo di diagnosi rappresentano ulteriori aree di intervento. Il target femminile risulta essere quello che beneficerà maggiormente del cambiamento in quanto principalmente coinvolto negli aspetti organizzativi della salute in famiglia.

 

Una sanità collaborativa per un paziente più proattivo

 

L’aspettativa di una maggiore qualità derivante dall’attuazione di una Sanità integrata è alta.

I pazienti italiani sono pronti a fare la loro parte (quasi la metà degli intervistati afferma di occuparsi attivamente della gestione della propria salute)  ma necessitano di una maggiore chiarezza che li guidi all’interno di un sistema più strutturato. I benefici attesi sono soprattutto quelli di una maggiore efficienza di comunicazione tra paziente, sistema sanitario e medici. Burocrazia ed eccesso di regolamentazione sono visti come potenziali ostacoli alla trasformazione.

 

Internet e sanità: una grande risorsa ancora da scoprire

 

Dall’indagine si evidenzia un utilizzo di internet molto frequente per la ricerca di informazioni di carattere medico: l’85% dei pazienti intervistati  cerca le risposte a una domanda di carattere medico e il 55% legge le recensioni su un medico o un altro professionista sanitario prima di consultarlo. In particolare, sono le donne ad utilizzare maggiormente internet rispetto agli uomini così come le persone che soffrono di patologie croniche e coloro che hanno una scolarità superiore mentre i residenti nelle regioni del sud Italia accedono maggiormente alle recensioni (probabilmente alla ricerca di un medico in altre regioni). L’approccio “fai da te” però non sempre ha effetti positivi: la confusione e le preoccupazioni non diminuiscono significativamente e si continua ad accedere al sistema sanitario per trovare le vere risposte.

Mentre un utilizzo della rete più evoluto è ancora in fase “embrionale”, l’interesse dichiarato per una interazione online con i professionisti è elevato (il 52% degli intervistati comunica online  con il medico e il 72% preferisce ricevere  riscontri online), attraverso l’utilizzo di nuovi sistemi che non solo facilitino l’accesso alle cure sanitarie ma favoriscano l’instaurarsi di un dialogo on line  medico - paziente.

Sono soprattutto i vantaggi attesi nella diagnosi precoce, nel trattamento terapeutico e nei servizi di assistenza domiciliare grazie a dispositivi di monitoraggio connessi che potrebbero accelerare la transizione ad un sistema integrato più evoluto.

 

La “Connected Care” ci salverà?

 

Sono gli anziani a riporre maggiore fiducia nel progresso del sistema sanitario (l’86% degli over 55 vs il 76% degli under 55 riconosce che un sistema sanitario integrato porterà a una più elevata qualità dell’assistenza sanitaria ricevuta), ma sono anche  coloro che, in maggioranza, ne riconoscono  le potenziali barriere.

Oltre la metà del campione intervistato individua nella burocrazia, nel costo e nelle politiche del sistema sanitario le principali barriere al miglioramento.

Ciononostante, l’atteggiamento mentale e l’apprendimento degli operatori del settore e dei pazienti verso nuove tecnologie e sistemi lasciano sperare in una crescita immediata e veloce.

 

Dalla ricerca si evince anche la totale assenza di problemi legati alla sicurezza dei dati condivisi. Inoltre, per quasi un terzo degli intervistati, il livello di comprensione degli strumenti connessi è molto buono specialmente tra le persone con reddito più elevato e di età compresa tra i 35 e i 54 anni. Rimane opinione comune che i medici debbano comunque ricoprire il ruolo di principali responsabili dell’interpretazione delle informazioni raccolte supportati da un atteggiamento attivo del paziente.

 

L’aspettativa di una qualità più elevata del sistema sanitario potrebbe essere una condizione sufficiente per modificare le abitudini delle persone ed orientarsi verso un sistema integrato. Il cambiamento per essere tale deve riflettersi nei comportamenti e questo richiede processi di educazione trasversale che potrebbero richiedere tempo e impegno. La "Connected Care" troverà terreno fertile nelle generazioni più giovani che potranno essere utilizzate come “volano” per coinvolgere ed educare le generazioni più mature come già è avvenuto nell’ utilizzo della tecnologia mobile in generale.

 

Infine, cresce I’aspettativa di un sistema di "Connected Care" non solo nella fase di monitoraggio ma anche nelle fasi di prevenzione e cura: si tratta di una rivoluzione che dovrebbe poter migliorare le condizioni generali di salute dell’intera popolazione.

 

“Questo ricerca italiana vuole essere un prezioso strumento di ascolto e analisi per affrontare in maniera più consapevole e puntuale le sfide e le opportunità della sanità del futuro. Perché in Philips siamo profondamente convinti che il grande motore di questo cambiamento sia il paziente con un ruolo sempre più attivo e responsabile. Il nostro compito e obiettivo è quindi motivare le persone a prendersi carico del proprio stato di salute partendo da uno stile di vita sano, passando per la prevenzione fino alla eventuale fase di diagnosi, cura e convalescenza, per poi ricominciare dalla prevenzione, in un ciclo virtuoso e continuo della salute denominato Health Continuum.” Afferma Stefano Folli, CEO Philips Italia, Israele e Grecia

 

Per approfondire il Future Health Study 2016 di Philips cliccare qui: www.philips.it/fhs

 

[1] Studio globale condotto in 13 paesi denominato Future Health Index. Per ulteriori informazioni: www.futurehealthindex.com

 

[2] Ricerca online condotta a maggio 2016 tramite metodo CAWI su un campione di 2.209 partecipanti di età compresa tra i 18 e gli 80 anni che hanno consultato un professionista sanitario negli ultimi 3 mesi (nei mesi di febbraio, marzo e aprile 2016).

Per ulteriori informazioni contattare:

Philips

Andrea Cattani

Head of Brand Communication & Digital

Tel: 039 2036570

andrea.cattani@philips.com

Royal Philips

Royal Philips (NYSE: PHG, AEX: PHIA) è un’azienda leader nel campo della salute e del benessere, il cui obiettivo è migliorare la vita delle persone e facilitare l’intero iter della cura dal sostegno di uno stile di vita sano alla prevenzione, dalla diagnosi precoce al trattamento fino alle cure domiciliari. Philips si avvale di una tecnologia avanzata  e di una profonda conoscenza degli aspetti clinici e delle esigenze del consumatore per fornire soluzioni integrate. L’azienda, con headquarter in Olanda, è leader nell’ambito della diagnostica per immagine, dell’interventistica, del monitoraggio del paziente e dell’informatica applicata alla sanità, delle soluzioni per il benessere delle persone e della cura a domicilio.

Philips, con vendite generate dal business HealthTech pari a 16,8 miliardi di euro nel 2015, ha circa 69.000 dipendenti in oltre 100 nazioni.

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